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Intervista al vescovo Scholz in Zimbabwe

15-04-2010 09:13

Riportiamo questo articolo dal Radiogiornale della Radio Vaticana di ieri, per inquadrare meglio l'attuale situazione del paese.

http://www.radiovaticana.org/radiogiornale/ore14/2010/aprile/10_04_14.htm

Zimbabwe: la Chiesa voce di speranza tra difficoltà e sofferenze

In Zimbabwe il tasso di disoccupazione è stimato intorno all'80% e gran parte della popolazione ha perso la speranza in un cambiamento. E’ quanto ha detto il vescovo di Chinhoyi, mons. Dieter Bernd Scholz, in un'intervista rilasciata al programma televisivo “Where God Weeps” prodotto da Catholic Radio and Television Network (Crin), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre. “Zimbabwe nella lingua locale significa “casa di pietra”. “Oggi questa casa sta crollando”. Nell'ultimo decennio, molti abitanti del Paese africano – ha aggiunto il presule – “avevano sperato che finissero le loro sofferenze, la fame, la disoccupazione, la povertà, le malattie per le quali non possono più ricevere delle cure negli ospedali”. “Vi sono stati numerosi tentativi di porre rimedio alla situazione, ma tutti hanno fallito per un motivo o per un altro”. Secondo mons. Dieter Bernd Scholz durante la crisi, tra le elezioni generali della fine di marzo del 2008 e le elezioni presidenziali a doppio turno della fine di giugno, vi è stato il tentativo di eliminare fisicamente l'opposizione da parte del partito di governo, il Movimento per il cambiamento democratico: “ Sono stati messi in atto - ha ricordato - pestaggi, torture e uccisioni”. Nel mese di maggio a Banket, a meno di 20 chilometri da Chinhoyi, “un giovane è stato sequestrato e ucciso”. Questo ha provocato “un grandissimo senso di rabbia, di tristezza e di disperazione in tutta la diocesi”. Si tratta solo di un caso. Molti preti – ha detto il presule - sono inoltre stati aggrediti “per presunte simpatie con l'opposizione”. Nonostante questa drammatica situazione, lo Zimbabwe – secondo mons. Dieter Bernd Scholz - avrà un grande futuro. “Al tempo dell'indipendenza gli abitanti dello Zimbabwe — ha ricordato il presule — potevano vantare il miglior grado di istruzione tra gli africani sub sahariani”. E non c'è dubbio che “il lavoro dei missionari sia stato determinante”. Parlando del ruolo della Chiesa e dei pastori nelle tormentate vicende del Paese il vescovo di Chinhoyi ha sottolineato infine che, mentre tutte le strutture sembrano crollarle intorno, “la Chiesa rimane una delle ultime voci”. Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose “danno voce a chi non ce l'ha”. Lo Zimbabwe — ha concluso il presule le cui parole sono state riprese dall'Osservatore Romano — può rinascere. È un miracolo invocato dalla gente, una speranza che può avverarsi”. (A.L.)

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