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Botta e risposta tra noi e il Corriere della Sera

05-09-2009 10:48

Pubblichiamo questo botta e risposta via e-mail tra noi e il Corriere della Sera: lo spazio che i giornali solitamente danno ad iniziative come le nostre è talmente scarso che non possiamo lasciarci sfuggire ghiotte occasioni come queste.

From: Carlo Lesi
To: Alberizzi Massimo A.
Sent: Saturday, August 22, 2009 5:36 PM
Subject: Zimbabwe

Gent.mo dr. Alberizzi,
prendo spunto dalle parole del suo articolo di ieri:
"GULAG, FAME E REPRESSIONE: ERITREI IN FUGA DAL TIRANNO. Assieme alla Guinea Equatoriale, l'Eritrea è oggi governata dalla dittatura più rigida e repressiva di tutta l'Africa".
Mentre leggevo mi veniva in mente lo Zimbabwe (la Rhodesia del Sud dei miei tempi) dove la situazione politico-sociale-economica è la stessa. Peccato che venga quasi sempre dimenticato. Forse non interessa a nessuna grande potenza se non agli inglesi: è stata colonia inglese fino al 1980 (Obama in Kenya l'ha ricordato). Da allora è comandata-schiacciata dall'oppressione del Presidente "comunista" Robert Mugabe (un altro tiranno) che l'ha portata alla fame, alla miseria più nera ed alle malattie (vedasi il recente colera). Anche le elezioni che hanno portato alla "spartizione" del potere con il suo avversario dal nome impronunciabile non sono servite a nulla se non ad inasprire il ruolo della polizia.
Ci sono stato a lavorare come medico in una missione nel 2003 assieme ad un medico bolognese che ha vissuto e lavorato in Zimbabwe per sette anni, oltre che in Zambia ed in Etiopia (dove ho fatto una breve apparizione). Già nel 2003 vidi in Zimbabwe supermercati vuoti, persone fare la fila per la benzina e per il pane. Fermo restando che al mercato nero si trovava di tutto. La polizia per un errore mi sottopose ad un "vivace" interrogatorio.
Sono informato perchè ricevo mail da persone che vivono in Zimbabwe ed il medico bolognese ci va una-due volte all'anno nell'ambito di In missione con noi onlus, Associazione che porta piccoli aiuti ad una missione sulla strada Harare-Masvingo, gestita da un'anziana dottoressa italiana; nonchè cercando di aiutare economicamente persone in difficoltà nelle townships.
Ora mi chiedo: perchè dimenticarsi anche di questa splendida terra "stillante latte e miele", come la terra promessa che Cecil J. Rhodes suddito di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra acquistò dalle tribù indigene ndebele e shona dopo averle ingannate con alcuni chili di zucchero nel 1891?
Basta leggere i romanzi di Doris Lessing (tra cui cito i ben noti Sorriso Africano e Quattro visite nello Zimbabwe) per rendersene conto.
Se se ne dimenticano volutamente i capi di stato, perchè non se ne debbono ricordare i giornalisti, il cui compito è anche quello di tenere sulla corda chi fa un cattivo uso del potere?
Anche questo sembra una forma distorta di "mal d'Africa". 
Grazie per avermi ascoltato e, se lo riterrà opportuno, per una risposta.
Cordiali saluti.
Carlo Lesi

From: Alberizzi Massimo A.
To: Carlo Lesi
Sent: Monday, August 24, 2009 12:32 AM
Subject: Zimbabwe

Caro dottor Carlo,
Rispetto all’Eritrea lo Zim riempie le pagine dei giornali. Scusi ma io ci sono stato più volte negli ultimi anni e due volte ultimamente per i turni delle elezioni. Abbiamo anche parlato dell’accordo tra le parti.
Inoltre, mi scusi, la situazione dei due Paesi è molto diversa. In Zimbabwe ci sono giornali d’opposizione oltre che un partito anti-Mugabe che ha espresso persino il sindaco di Harare.
Lo Zimbabwe (di cui condivido tutto quello che lei ha scritto) è come il Vietnam comunista rispetto alla Cambogia di Pol Pot. E’ come l’Italia fascista rispetto alla Germania nazista. Non so se è il caso di compilare classifiche, ma lo Zim viene dietro l’Eritrea e altri Paesi (sicuramente meno conosciuti) ma più duri, come la Guinea Equatoriale. Diciamo che è almeno al terzo posto.
Sa, il problema è che i giornali parlano poco di Africa. In questa pochezza, lo Zimbabwe è uno dei Paesi più seguiti. Pensi solo che non ho mai scritto un articolo sulla Guinea Equatoriale, un altro paese lager!
Cordiali saluti
Massimo Alberizzi

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